Molte aziende scoprono l’importanza della SEO proprio dopo un rifacimento: il nuovo sito è più bello, ma le richieste diminuiscono. La causa più frequente è la perdita delle pagine che portavano traffico, con indirizzi cambiati senza reindirizzamenti o contenuti eliminati. Una migrazione ben gestita evita questi problemi.
I tipi di migrazione
- Rifacimento grafico con gli stessi indirizzi: il rischio è basso se i contenuti restano.
- Cambio di struttura degli indirizzi: richiede reindirizzamenti per ogni pagina.
- Cambio di piattaforma, ad esempio da un costruttore di siti a WordPress.
- Cambio di dominio: il più delicato.
- Passaggio da HTTP a HTTPS.
Prima della migrazione
- Inventario completo delle pagine esistenti, tramite sitemap, Search Console e strumenti di scansione.
- Individuazione delle pagine importanti: quelle con più visite, collegamenti esterni e conversioni.
- Mappatura: per ogni vecchio indirizzo, il nuovo indirizzo corrispondente più pertinente.
- Salvataggio dei dati di Search Console e Analytics per i confronti successivi.
- Verifica del nuovo sito in un ambiente di prova bloccato ai motori di ricerca.
La migrazione più sicura è quella in cui gli indirizzi delle pagine non cambiano. Quando la struttura attuale è valida, conviene conservarla anche con un design completamente nuovo.
Il giorno del passaggio
- Pubblicare il nuovo sito e attivare i reindirizzamenti permanenti 301.
- Rimuovere il blocco ai motori di ricerca usato in fase di prova.
- Inviare la nuova sitemap in Search Console.
- In caso di cambio dominio, usare lo strumento di cambio di indirizzo di Search Console.
- Verificare a campione i reindirizzamenti delle pagine principali.
Dopo la migrazione
Nelle settimane successive conviene controllare quotidianamente gli errori di pagina non trovata, l’indicizzazione delle nuove pagine e l’andamento delle impressioni. Qualche oscillazione è normale; un calo netto e prolungato indica un problema da indagare subito, ad esempio reindirizzamenti mancanti o contenuti importanti rimossi.
Gli errori più costosi
- Reindirizzare tutte le vecchie pagine alla homepage.
- Dimenticare il blocco dei motori di ricerca attivo.
- Eliminare contenuti che portavano traffico senza sostituirli.
- Cambiare titoli e testi delle pagine principali senza criterio.
- Non aggiornare i collegamenti interni, lasciando catene di reindirizzamenti.
Un esempio
Un’azienda di macchine per il caffè passava da un vecchio e-commerce a WordPress con WooCommerce, con indirizzi delle schede prodotto inevitabilmente diversi. Prima del lancio sono stati mappati oltre quattrocento indirizzi, compresi quelli delle categorie e delle immagini più cercate. Dopo il passaggio le visite organiche hanno avuto un leggero calo per due settimane e poi sono tornate ai livelli precedenti, con le pagine prodotto riconosciute rapidamente da Google.
Domande frequenti
Per quanto tempo mantenere i reindirizzamenti?
Il più a lungo possibile; Google indica almeno un anno, ma conviene non rimuoverli mai.
Le visite caleranno comunque?
Una leggera oscillazione temporanea è possibile, ma con una buona mappatura il traffico si stabilizza.
Posso approfittarne per eliminare pagine?
Sì, ma solo dopo aver verificato che non portino visite o collegamenti, e reindirizzandole alla pagina più vicina.
Con CMXD WebStart i rifacimenti mantengono gli indirizzi esistenti quando possibile; la migrazione SEO completa si gestisce con CMXD SearchBoost. Prima di rifare il sito, parliamone.
