Molte aziende scoprono l’importanza della SEO proprio dopo un rifacimento: il nuovo sito è più bello, ma le richieste diminuiscono. La causa più frequente è la perdita delle pagine che portavano traffico, con indirizzi cambiati senza reindirizzamenti o contenuti eliminati. Una migrazione ben gestita evita questi problemi.

I tipi di migrazione

  • Rifacimento grafico con gli stessi indirizzi: il rischio è basso se i contenuti restano.
  • Cambio di struttura degli indirizzi: richiede reindirizzamenti per ogni pagina.
  • Cambio di piattaforma, ad esempio da un costruttore di siti a WordPress.
  • Cambio di dominio: il più delicato.
  • Passaggio da HTTP a HTTPS.

Prima della migrazione

  1. Inventario completo delle pagine esistenti, tramite sitemap, Search Console e strumenti di scansione.
  2. Individuazione delle pagine importanti: quelle con più visite, collegamenti esterni e conversioni.
  3. Mappatura: per ogni vecchio indirizzo, il nuovo indirizzo corrispondente più pertinente.
  4. Salvataggio dei dati di Search Console e Analytics per i confronti successivi.
  5. Verifica del nuovo sito in un ambiente di prova bloccato ai motori di ricerca.
Mantenere gli indirizzi, se possibile

La migrazione più sicura è quella in cui gli indirizzi delle pagine non cambiano. Quando la struttura attuale è valida, conviene conservarla anche con un design completamente nuovo.

Il giorno del passaggio

  • Pubblicare il nuovo sito e attivare i reindirizzamenti permanenti 301.
  • Rimuovere il blocco ai motori di ricerca usato in fase di prova.
  • Inviare la nuova sitemap in Search Console.
  • In caso di cambio dominio, usare lo strumento di cambio di indirizzo di Search Console.
  • Verificare a campione i reindirizzamenti delle pagine principali.

Dopo la migrazione

Nelle settimane successive conviene controllare quotidianamente gli errori di pagina non trovata, l’indicizzazione delle nuove pagine e l’andamento delle impressioni. Qualche oscillazione è normale; un calo netto e prolungato indica un problema da indagare subito, ad esempio reindirizzamenti mancanti o contenuti importanti rimossi.

Gli errori più costosi

  1. Reindirizzare tutte le vecchie pagine alla homepage.
  2. Dimenticare il blocco dei motori di ricerca attivo.
  3. Eliminare contenuti che portavano traffico senza sostituirli.
  4. Cambiare titoli e testi delle pagine principali senza criterio.
  5. Non aggiornare i collegamenti interni, lasciando catene di reindirizzamenti.

Un esempio

Un’azienda di macchine per il caffè passava da un vecchio e-commerce a WordPress con WooCommerce, con indirizzi delle schede prodotto inevitabilmente diversi. Prima del lancio sono stati mappati oltre quattrocento indirizzi, compresi quelli delle categorie e delle immagini più cercate. Dopo il passaggio le visite organiche hanno avuto un leggero calo per due settimane e poi sono tornate ai livelli precedenti, con le pagine prodotto riconosciute rapidamente da Google.

Domande frequenti

Per quanto tempo mantenere i reindirizzamenti?

Il più a lungo possibile; Google indica almeno un anno, ma conviene non rimuoverli mai.

Le visite caleranno comunque?

Una leggera oscillazione temporanea è possibile, ma con una buona mappatura il traffico si stabilizza.

Posso approfittarne per eliminare pagine?

Sì, ma solo dopo aver verificato che non portino visite o collegamenti, e reindirizzandole alla pagina più vicina.

Con CMXD WebStart i rifacimenti mantengono gli indirizzi esistenti quando possibile; la migrazione SEO completa si gestisce con CMXD SearchBoost. Prima di rifare il sito, parliamone.