Molte aziende ricevono ogni mese report lunghi e pieni di numeri che nessuno legge. Altre non ne ricevono affatto e valutano il marketing a sensazione. La via di mezzo è un report essenziale, costruito sulle domande che il titolare si pone davvero: stiamo ricevendo più richieste? Da dove arrivano? Quanto ci costano? Cosa sta funzionando?

La struttura consigliata

  1. Sintesi in tre righe: il risultato principale del mese, la novità più rilevante, la decisione proposta.
  2. Contatti e vendite: richieste ricevute, divise per canale, e, se disponibili, quelle diventate clienti.
  3. Pubblicità: spesa, conversioni e costo per conversione per ciascuna piattaforma.
  4. Visibilità organica: clic da Google, pagine più visitate, posizioni sulle ricerche principali.
  5. Social: crescita, interazioni e contatti generati, solo se rilevanti per gli obiettivi.
  6. Prossimi passi: tre azioni concrete per il mese successivo.

I confronti giusti

Un numero da solo dice poco. Conviene confrontarlo con il mese precedente e con lo stesso mese dell’anno prima, per tenere conto della stagionalità. Quando possibile, si aggiunge l’obiettivo concordato: sapere che le richieste sono 40 ha senso solo se si sa che l’obiettivo era 30 o 60.

Pochi indicatori, sempre gli stessi

Cambiare ogni mese gli indicatori rende impossibile vedere le tendenze. Meglio sceglierne pochi all’inizio e mantenerli, aggiungendo dettagli solo quando servono a spiegare un cambiamento.

Il commento conta più dei grafici

Il valore di un report sta nell’interpretazione. Se il costo per contatto è salito, perché? Concorrenza maggiore, un annuncio meno efficace, un problema tecnico sul modulo? Un report che spiega le cause e propone una correzione permette al titolare di decidere in pochi minuti.

Automatizzare la raccolta

Strumenti come Looker Studio collegano automaticamente Analytics, Search Console e Google Ads e aggiornano i grafici ogni giorno. Il tempo risparmiato nella raccolta può essere dedicato all’analisi. I dati che non arrivano automaticamente, come le richieste telefoniche o i contratti chiusi, possono essere raccolti in un foglio condiviso o nel CRM.

Un esempio

Un produttore di serramenti riceveva un report di dodici pagine che nessuno apriva. Il nuovo report è di una pagina: richieste di preventivo per canale, costo per richiesta, preventivi accettati, tre azioni. Alla riunione mensile il titolare ora decide in dieci minuti dove spostare il budget.

Domande frequenti

Meglio un report mensile o settimanale?

Per la maggior parte delle PMI il mensile è sufficiente. Durante campagne intense può servire un controllo settimanale più leggero.

Chi dovrebbe leggerlo?

Chi prende le decisioni di budget e chi segue vendite e marketing.

E se i dati non sono affidabili?

Prima di tutto va sistemato il tracciamento: un report costruito su dati sbagliati porta a decisioni sbagliate.

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